“Due morti sul lavoro in tre giorni per cadute dall’alto non possono essere episodi singoli o slegati tra loro. Il tema della sicurezza e la necessità di nuove norme nazionali sulla salute e sui lavori usuranti dovrebbero essere al primo posto dell’agenda di Governo. E invece si continua ad ignorare il problema e intanto si continua a morire. Soprattutto nella nostra regione dove, ad oggi, contiamo 28 morti sul lavoro. Tutto ciò non può e non deve essere più accettabile in un Paese moderno e civile come il nostro. Non ci sono più giustificazioni: è ora di fermare questa strage silenziosa. Le parole e il cordoglio non servono più: è il momento di passare alle azioni e ai fatti concreti”.

Così il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, commenta l’ennesimo incidente mortale sul lavoro, in cui ha perso la vita un operaio a Comiziano, in provincia di Napoli.

“Da parte nostra, – ha aggiunto Ricci – oltre ad esprimere tutta la nostra vicinanza ai famigliari della vittima e dell’altro operaio rimasto ferito nella caduta durante i lavori al palazzetto dello sport di Comiziano, continueremo a costituirci parte civile in tutti i procedimenti penali e civili che riguardano incidenti sul lavoro”.

Mele (Fillea Cgil Napoli): “Organi ispettivi sottodimensionati e ordinanza caldo disattesa”

“Due operai edili morti a Napoli nel giro di una settimana non sono una fatalità, ma il drammatico risultato di un sistema di tutela del lavoro in corto circuito”. Così il segretario generale Fillea Cgil Napoli, Giuseppe Mele, sulle recenti morti sul lavoro.

“Come Fillea Cgil Napoli – si legge nella nota – denunciamo con forza due criticità ormai insostenibili nei cantieri: da un lato, l’assenza di vigilanza sul campo causata dal cronico sottodimensionamento degli ispettorati del lavoro e dei servizi di prevenzione delle Asl, per una città metropolitana che conta 92 comuni per circa 3 milioni di cittadini, dall’altro la forte resistenza che incontriamo quotidianamente da parte delle imprese nell’applicare l’ordinanza della Regione Campania che vieta le attività nelle ore più calde”.

“Troviamo – evidenzia Mele – enormi difficoltà a far digerire questo provvedimento alle aziende che spesso preferiscono ignorarlo pur di non rallentare i tempi di consegna dei lavori, esponendo gli operai a rischi altissimi sotto il sole cocente. Se a questo si aggiunge la giungla dei subappalti e la fretta, la tragedia diventa prevedibile”.