“ABC Napoli rappresenta una delle aziende di maggior valore strategico della nostra città. È un’azienda sana che, a differenza di altre realtà simili, ha prodotto utili con un’efficienza nella gestione della risorsa idrica che ne fa un’eccellenza, non solo nel Mezzogiorno con una delle percentuali di dispersione idrica tra le più basse a livello nazionale, che può ambire a essere una moderna azienda industriale del nostro territorio alla pari di altre aziende del settore in Italia. Se l’azienda oggi può vantare questi primati, lo può fare anche grazie alla professionalità e alle competenze delle sue lavoratrici e dei suoi lavoratori, che però non sempre sono stati valorizzati e messi nelle condizioni di partecipare attivamente alla vita dell’azienda. Al contrario, gli ultimi anni raccontano di investimenti solo in parte realizzati, a partire da quelli del PNRR, di turn over non completamente realizzato e di sacrifici continui da parte delle maestranze aziendali”.

Così, in una nota, i segretari generali di Cgil e Filctem Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci e Lella Messina e il segretario Filctem Cgil Nazionale, Ilvo Sorrentino, intervengono sulle vicende che stanno riguardando Acqua Bene Comune, la società del Comune di Napoli che gestisce il servizio idrico al centro, nelle ultime settimane, di ipotesi di privatizzazione e di una vertenza che riguarda il cambio d’appalto nella gestione del call center, contestata dalla Cgil, in quanto non includerebbe la clausola sociale per la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali.

“Abbiamo anche richiesto un incontro urgente – ricorda il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci – sull’assegnazione del bando ABC per il servizio di call center, dove risulta non rispettata né la clausola sociale del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore telecomunicazioni, né quanto previsto dal protocollo su sicurezza e legalità del 20 settembre 2024 siglato con Cgil, Cisl e Uil Napoli. E, nonostante le promesse fatte quando venne scelta l’attuale forma societaria, avvenuta anche allora senza il coinvolgimento dei lavoratori, non è stata attuata negli anni alcuna forma di partecipazione degli stessi, essendo stata la società gestita per lo più attraverso lo strumento del commissariamento”.

“Oggi, alla luce di una scelta che il Comune di Napoli sta assumendo – dice Ilvo Sorrentino, segretario nazionale Filctem Cgil – ci preme ribadire con estrema chiarezza un principio non negoziabile: la politica ha il dovere di assumere immediatamente una posizione netta e trasparente, pienamente conforme alla legge, che non lasci margini a interpretazioni arbitrarie e che garantisca la tutela dei lavoratori”. Nei giorni scorsi, Cgil, Cisl e Uil Napoli, insieme alle federazioni di categoria, hanno inviato al sindaco Gaetano Manfredi una richiesta di incontro urgente sulla trasformazione, ma dal Comune non è arrivata alcuna risposta. “Restiamo in attesa di una convocazione unitaria per discutere le ricadute sui lavoratori, mentre continua a mancare un confronto preventivo anche su altri asset strategici, come la prospettata Napoli Patrimonio”.

“È necessario – spiegano Cgil e Filctem – aprire una discussione complessiva sulla gestione del servizio idrico in Campania, dove scelte come il bando per l’adduzione primaria — poi ritirato — e la frammentazione dell’ATO Napoli 1 con l’istituzione dell’ATO Napoli Nord hanno indebolito il ruolo pubblico e la possibilità per ABC di operare su scala regionale. Un’impostazione superata dai tempi: laddove la legge Galli ragiona su base provinciale, le istituzioni hanno il dovere di fare rete e aggregare la gestione in un ATO regionale, la dimensione d’impresa capace di blindare e garantire gli investimenti necessari. Decisioni così delicate – concludono Ricci, Messina e Sorrentino – non possono essere assunte senza il coinvolgimento trasparente di sindacati e lavoratori. Chiediamo quindi l’apertura immediata di un confronto istituzionale”.