“Siamo partiti con l’idea di raccogliere i bisogni delle persone e a partire proprio da quelli che riguardano la salute, soprattutto tra i giovani, le donne, le persone appartenenti alla comunità Lgbtqia+ conciliandoli con la campagna di raccolta firme a difesa del Servizio Sanitario Nazionale e il mese del Pride per fare una riflessione non solo su quelli che sono i bisogni, ma soprattutto su quelle che sono le risposte da parte del Servizio Sanitario Nazionale rispetto a questi bisogni. Un servizio sanitario nazionale sempre più smantellato, frammentato e carente che non sempre risponde alle esigenze di tutti”. Lo ha detto la segretaria Cgil Napoli e Campania, Elisa Laudiero, aprendo oggi pomeriggio l’iniziativa “Penzamm a salute: la cura è un diritto di tutti”, promosso dal sindacato nell’ambito della raccolta firme a sostegno delle leggi di iniziativa popolare su salute e appalti e delle iniziative in occasione del mese del Pride.

L’iniziativa, che si è tenuta nella sede della Cgil Campania a Napoli, ha visto la partecipazione del responsabile del dipartimento Nuovi Diritti della Cgil Campania, Mario Zazzaro, della responsabile del dipartimento Politiche di Genere della Cgil Campania, Gaetanina Ricciardi, di Antimo Morlando, segretario Fp Cgil Napoli e Campania, della dottoressa Valentina Rullo, direttrice UOC Materno Infantile e medicina di genere dell’Asl Napoli 3 Sud, di Daniela Lourdes Falanga, operatrice esperta del consultorio InConTra di Portici e attivista Lgbtqia+, di Sandro Gallittu, responsabile Nuovi Diritti Cgil nazionale, dell’assessora alle Pari Opportunità della Regione Campania, Claudia Pecoraro e della segretaria confederale Cgil nazionale, Lara Ghiglione.

“Noi – ha detto Laudiero – chiediamo che, a partire dalla regione Campania, si investa in una sanità pubblica che sia anche di qualità e aperta a tutti. E lo facciamo partendo dai consultori che, a distanza di cinquant’anni dalla loro istituzione, anziché essere rafforzati sono stati completamente svuotati delle proprie funzioni. Oggi invece di fare dei passi in avanti facciamo passi indietro. Chiediamo quindi più personale e più strutture a disposizione. Pensate che in Campania rispetto al rapporto tra popolazione, strutture e consultori, abbiamo meno delle metà delle strutture e dei servizi che dovrebbero essere garantiti. È necessario – ha concluso – che si inverta la rotta, specie quando si parla di medicina di prossimità affinchè si garantisca davvero il diritto costituzionale alla salute”.