“Oggi siamo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura che scioperano per rivendicare diritti e salari. Vengono utilizzati contratti sempre più precari, esternalizzazioni, si sta affidando ai privati il nostro patrimonio culturale”. Così Elisa Laudiero, segretaria Cgil Napoli e Campania, nel corso del presidio promosso da Cgil, Funzione Pubblica e Nidil in occasione dello sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura, proclamato per chiedere più risorse e meno precariato in un settore strategico per l’economia.
“Noi siamo al fianco di queste lavoratrici e questi lavoratori – ha spiegato Laudiero – per dire che il governo deve investire nella cultura. Servono fondi, servono impegni e soprattutto serve che il patrimonio culturale venga tutelato, protetto e rilanciato attraverso le lavoratrici e i lavoratori. La Campania possiede un enorme patrimonio culturale che fa da traino per il turismo a Napoli e in tutte le altre province. Quindi chiediamo che anche le istituzioni locali e la Regione ci diano una mano in queste rivendicazioni, a partire dalla regolarizzazione di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, in modo che il settore turistico venga non solo tutelato, ma rilanciato e sia ancora di più da attrazione per i turisti che quotidianamente arrivano nelle nostre città”.
“Chiediamo innanzitutto – ha affermato il segretario generale della Funzione Pubblica Cgil Napoli e Campania, Alfredo Garzi – un lavoro tutelato. Basta con tutti questi precari, questi contratti che hanno retribuzione diverse pur facendo più o meno lo stesso lavoro. Sono necessari più fondi per la cultura e bisogna smetterla con questa deriva di esternalizzazione verso i privati, con le nuove disposizioni che stanno arrivando. La cultura deve essere fruibile da tutti e per esserlo deve partire dai diritti dei lavoratori”.
“Il mondo della cultura – ha affermato la coordinatrice regionale di Nidil Cgil, Antonella Pacilio – oggi è atipico, dalle collaborazioni alle partite IVA, dalle prestazioni occasionali ai lavoratori a intermittenza e in somministrazione. Purtroppo nel mondo del lavoro e in particolar modo nel settore della cultura, ma anche in qualche altro settore pubblico, si naviga nell’atipico, cioè quelle tipologie di contratti che non sono regolamentati dai contratti collettivi nazionali”.