Il Corriere del Mezzogiorno ospita l’intervento del segretario generale Nicola Ricci nel dibattito avviato dal quotidiano in vista del referendum costituzionale sulla riforma Nordio del 22 e 23 marzo 2026.
Il 15 gennaio scorso si è costituito a Napoli il Comitato della società civile per il No a cui la Cgil – insieme a tante associazioni, cittadini, partiti e movimenti politici – aderisce e partecipa in maniera convinta per un dissenso ragionato alla legge Nordio. Su queste pagine, cercando di farlo con un linguaggio semplice, vanno chiarite alcune posizioni per portare al voto i cittadini il 22 e 23 marzo prossimi.
La prima riflessione è che questo referendum non ha assolutamente nulla a che vedere con la vera emergenza di questi anni: il funzionamento regolare della giustizia. Oggi abbiamo troppi “tempi lunghi” per i processi civili e penali. Per cercare di tamponare questa emergenza si è ricorso all’impiego di 12mila lavoratori precari, assunti con il PNRR, che hanno dato in questi mesi, un contributo importante al funzionamento dei tribunali ma che, tra qualche mese, saranno lasciati a casa. Oggi la separazione delle carriere è già prevista dalla legislazione ordinaria, senza il bisogno di un referendum costituzionale che per giunta, va ricordato, non richiede un quorum. L’esito si otterrà comunque, al di là del numero degli elettori che andranno a votare, in un Paese come il nostro che ha una percentuale di astensionismo superiore al 50 per cento. Questo referendum quindi, e con esso molti di quelli che auspicano per il sì alla riforma, in special modo i partiti di maggioranza, risponde a una logica prettamente politica che vuole solo modificare la nostra Costituzione.

L’intervento del segretario generale Nicola Ricci sul Corriere del Mezzogiorno (10 febbraio 2026)
L’altro tema, poi, è la modifica del funzionamento del Csm. Il contenuto della riforma ha un obiettivo preciso: portare sotto il controllo dell’esecutivo politico anche l’azione dei magistrati, mentre la nostra Costituzione dice che la legge è uguale per tutti e che serve una giustizia autonoma. Per questa ragione bisogna dire no alla riforma Nordio che indebolisce il CSM dividendolo in due. Siamo di fronte a una elementare regola della storia: quando si divide in due qualcosa, i due pezzi si mettono uno contro l’altro indebolendo prestigio, autorevolezza e indipendenza. In Italia oggi abbiamo una giustizia che già prevede la divisione in due della magistratura: i giudici che emettono sentenze e i pubblici ministeri che accusano o coordinano le indagini. Sempre oggi, a inizio carriera, un magistrato può decidere che ruolo svolgere e col tempo potrà cambiare idea e funzione. Ma chi controlla il loro operato? Il Consiglio Superiore della Magistratura che osserva il loro operato e garantisce l’indipendenza dal potere politico. Ma questo referendum vuole cancellare tutto questo impianto. Si vorrebbe evitare di poter scegliere durante la carriera. Si creerebbero due CSM, uno per i giudici e uno per i PM; si penserebbe ad un’Alta Corte che diverrebbe il nuovo organismo disciplinare. Un CSM diviso perderebbe la garanzia e l’indipendenza della magistratura anzi, con queste modifiche, il Governo condizionerebbe l’attività dei pubblici ministeri stabilendo, per esempio, quali priorità investigative attuare senza tener conto delle vere emergenze.
Un’ultima riflessione la riservo al tanto chiacchierato sorteggio che il ministro Nordio ha inserito nella riforma. Pensiamo davvero che per individuare i componenti di un organo così importante si debba ricorrere al sorteggio? Avremo magistrati non più eletti ma estratti a sorte. Magistrati sorteggiati, al limite, a inizio di carriera e con poca esperienza. Non possiamo pensare che il futuro democratico del nostro Paese e di una giustizia uguale per tutti possa essere deciso da pochi cittadini che in nome di una disputa meramente elettorale e politica, che deciderebbero per la maggioranza degli italiani. Votare No è l’unica ragione per respingere il tentativo di mettere la magistratura non più al servizio dei cittadini ma delle priorità del Governo di turno. Siamo di fronte a un rischio ancor più elevato: quello di voler spostare, in pochi mesi, l’equilibrio dal modello costituzionale che finora ha garantito il Paese verso un’influenza politica strutturata come vorrebbero i fautori della riforma Nordio.